To do

Per un lungo periodo oramai lontanissimo nel tempo e nello spazio ho coltivato l’abitudine di comprare fiori colorati al sabato mattina.

Poi ho avuto una fase delicata in cui mi rattristava vederli appassire drammaticamente in caso.

Oggi vorrei delle rose di un rosa pallido e delicato da guardare per ore . Delicate e pallide quanto la mia volontà.

Occhi

Ho occhi pieni di pianto

Non per tristezza e nemmeno per gioia

È un sentire

È un percepire

così profondo

E così distaccato

Così sereno

Che non so descriverlo.

Vorrei che non finisse mai, questo stato di coscienza.

Indefinibile e perfetto.

Le calle e l’acquedotto

Calle

Orecchie protese ad interpretare i messaggi portati dal vento.

Protendo il mio orecchio destro alla ricerca del mio nome urlato dal passato, chiudo il sinistro per concentrarmi al meglio.

Mi affido ai ricordi per sentire un fremito lungo la schiena.

Questo presente è un vento muto e freddo.

Ricordo

Zibibbo

È uno dei pochi ricordi di mio padre. Feci un viaggio in Sicilia con lui. Avevo 12 anni, credo. Era un viaggio di lavoro. Mi chiese di aiutarlo a scegliere dei vini da portare a casa. Bellissima quella cantina con botti grandi, un odore intenso di vinacce misto alle muffe. Tra tutti mi rimase impresso lo zibibbo. Ho amato il nome e il profumo. Più che assaggiarli, io i vini li annusai tutti e lo zibibbo fece breccia nel mio cuore. Il suo profumo mi fa sentire bene. Portammo a casa lo zibibbo e mi sentii importante. Avevo scelto io e la mia scelta era stata apprezzata. Che evento straordinario!

Si vive di piccole cose! Ora lo Zibibbo lo bevo e mi fa sentire a casa. Una casa che è dentro di me, ovunque vada.