Nel castello

Foto mia modificata.

Senza parole,anzi solo poche.

Si tratta di un sogno ad occhi aperti. Io aspetto che ci sia un imprevisto degno di nota. In questo atrio posso nascondermi, fuggire o lasciarmi sorprendere.

Ah se solo mi avessero raccontato le fiabe da piccola!

E la luna bussó

scatti fatti senza cura.

Per sfuggire ai pensieri del passato ho alzato gli occhi al cielo e l’ho vista, lei spettatrice involontaria di ansie umane, di passi incerti e di emozioni scadute: la luna.

Ho camminato velocemente per stancare il corpo tanto da aver bisogno di spostare l’attenzione dalla mente al respiro, ai muscoli, al calore del sole. Dal passato al presente si passa camminando, un passo dopo l’altro, tra turisti stanchi, carichi di bellezza.

Non voglio pensare a ciò che è stato. Voglio solo un futuro prossimo e un presente. Uno spicchio di tempo minimo, minimalista e monocromo come la luna.

Frammenti

La lampada è andata in pezzi durante il trasloco.

La conservo in una scatola.

Oggi ne ho preso un pezzo ne ho fatto un anello.

Voglio ricordare la felicità del momento in cui mi è stata donata, voglio ricordare la mia sorpresa per una scelta così aderente al mio gusto. Voglio ricordare il calore e la luce che ha dato per anni alle mie notti e ai miei pensieri.

Una parte per il tutto. Tutto il buono che c’era.

Fare di frammenti un intero.

L. A . Ovvero Lalla ovvero me

L

È la lettera del librarsi e liberarsi, della lucidità davanti al dolore.

È il liquido allontanarsi del linguaggio verso la lingua dei folli che ci slega.

È la lettera letta lentamente dall’inizio alla fine.

A

È la lettera dello stupore, la vocale che fa schiudere le labbra.

Quella del respiro e del sollievo.

Così araldica. Una torre sbarrata, un triangolo dalla base vuota.

Di Antonella Anedda da Il catalogo della gioia. Ed. Donzelli Poesia


Sono Lalla e dunque mi libro e respiro il lucido sollievo dal dolore, slegata e stupita. Lentamente svuotata. Libera.

Al Macro di Roma ieri

Mi stato chiesto di scrivere su un taccuino “cosa è arte?

Ho risposto così

Ero al Macro di Roma e sono entrata nell’atélier di Simona Frillici. ecco l’evento

Ho deciso di partecipare in barba alla mia atavica riservatezza. Non mostrerò la manipolazione della mia foto ma lì tra le altre ci sono pure io.

La questione interessante è la domanda “che cosa è arte” che io ho frainteso con che cosa è l’arte. E ho risposto utilizzando un concetto trovato già nel suo taccuino e che riguardava l’ansia. Ho trovato il concetto perfetto per il soggetto arte come leggete nella foto:

L’arte(ansia) è cercare di capire. Sentire qualcosa che non riesco a vedere.

Fila tutto. Confermo e sottoscrivo. Eppure ripensandoci ho dato una risposta non pertinente.

Che cosa è arte. Che cosa è arte. Che cosa è arte.

Ci provo adesso.

Arte è qualsiasi oggetto capace di produrre una qualsiasi forte emozione, o che induca ad una riflessione rivelatrice, che evochi forza e bellezza pur essendo lontano dal contesto in cui nasce.

E per oggetto intendo qualsiasi materia manipolata da mani senzienti.

E l’artista è un essere senziente che non trattiene le sue emozioni e le regala.

Per oggi ho pensato troppo.

Grazie Simona!

Hugs

Il rumore

Il rumore dei passi e lo sgretolarsi delle foglie secche sotto il mio esile peso mi restituiscono la misura della mia esistenza. Un qui ed ora fatto di quiete e di lieve gravità.

Raccolgo istanti da lasciar scorrere liberi. Non sono mai stata una collezionista. Li osservo mentre scivolano via, dolcemente verso il nulla.

Un passo dopo l’altro.

Sapere

Parole inutili

Vorrei proprio sapere se il nocciolo sta meglio adesso, dopo il mio intervento.

A guardare bene gli alberi intorno al ruscello mi sono accorta che un pesante ramo spezzato aveva piegato alcuni rami del nocciolo costringendoli a toccare il terreno. Mi sono armata di pazienza e un seghetto per hobbisti( un seghetto ridicolo) e sono andata in soccorso del nocciolo.

È mia abitudine andare in soccorso di cose e persone senza richiesta e non mi sono fatta domande : quel nocciolo andava liberato.

A distanza di due giorni torno e i rami sono un paio di metri più su, liberi di andare verso l’alto. Questo mi rende felice, ma l’albero?

L’ho costretto ad un adattamento. Ho interferito nella sua vita. Il mio egoismo e il mio senso di libertà hanno avuto un momento di gloria e lui, il nocciolo?

Non lo saprò, devo farmene una ragione.