Villa d’Este

Essere accolti da una scultura di Igor Mitoraj è un ottimo inizio.

E io l’ho osservata a lungo perché Mitoraj mi emoziona.

Mi guardo intorno ed è tutto piacevole ma da subito sono stata attratta dai cipressi secolari disposti in cerchio dietro le vasche.

Gli alberi sono opere d’arte viventi.

E ne ho trovato un altro, eccezionale.

E me ne sono innamorata.

Per info serie su Villa d’Este di Tivoli consultate Wikipedia, grazie.

Grazie ad Ilaria che mi ha invitata a visitare questo luogo dove ritornare insieme al bellissimo Tobi che vi presento subito

Human

Umano. State guardando il profilo di un essere umano speciale.

Matto. Lui ha scelto me come Zia. La Zia.

Geniale. Lui non ha detto o fatto qualcosa che potesse ferirmi. E io sono ipersensibile. Ha talento.

Positivo. Andiamo li? Vediamo questo e quello? Dice Si con entusiasmo.

E io sono una zia orgogliosa, divertita e grata.

E la vita va.

Sogno ad occhi aperti

Quei due alberi stanno lì nel mezzo del fragore delle cascate a godere del sole. Affaticati viandanti li possono osservare dall’alto e poi dal basso senza poterli toccare. Hanno catturato la mia attenzione quasi più del fico che sta poco più su.

Avrei voluto nascondermi tra i suoi rami a godere del fresco che arriva dalla grotta di Nettuno lì sulla sinistra.

Ho incontrato figure scolpite dal tempo scoprendo di potermi innamorare molte volte in un’ora

Ho visto forme morbide addomesticate dall’acqua

e un imprevedibile pezzo d’arte degno di un museo d’arte contemporanea

Il giardino impossibile.

Ero al ParcoVilla Gregoriana di Tivoli ieri e questo è parte di ciò che visto. In rete troverete facilmente foto più descrittive e accurate delle mie e vi invito a cercarle.

È un percorso straordinario gestito dal FAI.

https://www.fondoambiente.it

Torno presto, è una promessa.

Una notte

Sento i miei passi nei vicoli del borgo e null’altro.

Un gatto mi segue attraverso la piazza della chiesa.

Non ho ricordi in questo luogo. Non so nulla persino di questo gatto.

Non ho radici qui.

Non ho radici nemmeno qui.

Io e questo microcosmo non ci apparteniamo.

Per questo mi sento libera di esplorare le mie potenzialità.

Io posso.

Io devo.

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